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Medicina Italia

Una scoperta tutta italiana: il primo vaccino per combattere il cancro

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Dopo 17 anni di ricerche arriva l'ok del ministero per testare il farmaco  . .     .. Inizia in Veneto, presso l'Università di Padova, la sperimentazione sull'uomo del primo vaccino contro il tumore. Si tratta di un farmaco, il plasmide RHut, costituito da un ibrido che contiene Dna umano e di ratto. Un successo tutto italiano realizzato da Augusto Amici, biologo molecolare che ha studiato all'Università di Padova e ora lavora a Camerino, e dal professor Guido Forni, immunologo dell'Ateneo di Torino. L'obiettivo del vaccino, che contrariamente alla comune accezione, in questo caso, ha valore preventivo solo nei confronti delle recidive ma curativo rispetto alla malattia, è dunque di eliminare la tolleranza del sistema immunitario nei confronti delle cellule neoplastiche. Il sistema immunitario, infatti, non sempre riesce a controllare i tumori, perchè hanno cellule simili a quelle normali, che riconosce come proprie. Le nostre difese sviluppano tolleranza nei confronti delle cellule tumorali perchè sono alterate in forma così lieve da non farsi riconoscere e da eludere la sorveglianza immunitaria. Il vaccino nei topi ha dimostrato di riuscire a rompere la tolleranza del sistema immunitario nei confronti delle neoplasie che producono l'antigene ErbB-2, come il cancro a testa-collo, al seno, all'esofago, al pancreas, eliminate senza recidive, soprattutto se la massa è limitata. Ora i ricercatori dell'Università di Padova avranno il duro compito di verificare se identici risultati si potranno ottenere sull'uomo. A novembre partirà la prima fase della sperimentazione su una ventina di soggetti colpiti da tumore testa-collo, senza metastasi ma ancora con un minimo residuo di cellule neoplastiche che le terapie tradizionali (chirurgia, chemio e radio) non sono riuscite a sconfiggere. In questo primo step i medici dovranno verificare, quindi, la tossicità, in quali dosi il vaccino viene tollerato e se provoca una risposta biologica.


Nonostante l'importanza della ricerca che ha portato il vaccino, prodotto dalla «Indena» di Milano, all'attenzione del mondo, sarà infatti sperimentato anche al Karmanos Cancer Institute di Detroit, con la quale per la prima volta si cerca di rompere la tolleranza del sistema immunitario verso gli antigeni tumorali bisognerà stare attenti a non creare false aspettative nei malati: perchè, come afferma il professor Alberto Amadori, oncologo, si è solo all'inizio di una strada che potrebbe portare a una nuova frontiera nella cura del cancro.

Ven, 07/10/2011 - 11:51
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