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Tanto per...

E' arrivata l'estate

La rubrica di Luciano Petrullo

Luciano Petrullo Luciano Petrullo

Alla fine avrà portato sfiga Mario Monti. Questi ha una notevole faccia tosta: prima vuole chiudere il calcio, poi va alla finale, senza capirne un tubo, ne sono convinto. Ma usa, e allora.

Monti non tocca le superpensioni. Ritiene, il nostro, che in un paese che si rispetti una pattuglia di privilegiati sia indispensabile. Menti elette da conservare bene, senza patemi d’animo, senza ansie, pronti, in ogni momento ad aiutare il paese. Meglio bastonare i cani rognosi, i volpini da salotto no.

La sinistra plaude: dalla sua ha un buon numero di superpensionati. La destra plaude, dalla sua ha un buon numero di superpensionati. Il centro plaude, dalla sua ha un buon numero di superpensionati. Questa è l’unità nazionale. Avremo un governo, nel 2013, di unità nazionale? Ce l’abbiamo già, e godiamo. Godiamo tanto da chiedere una tassa anche per la goduria in eccesso. Non ci fosse Monti staremmo come la Grecia!, tuona ogni tanto un saggio. Sarà. Ma il primo della classe comincia a farmi venire le allergie.

Prandelli si è levato il sassolino dalla scarpa: si trattava del figlio, chiamato al capezzale della nazionale dal padre, totalmente disinteressato, perché ce n’era assolutamente bisogno. Non bisognava criticare. Caro Prandelli, a volte, anzi spesso, è preferibile tacere, tante di quelle volte uno si pensa che hai in testa cose buone.

Nessuno dovrebbe favorire i suoi familiari in una democrazia. Vero è che siamo in Italia, e allora la parola democrazia deve essere letta con le lenti del bitromato di sodio, e quindi, “va bene Prandelli, tuo figlio è il migliore, meno male che lo hai chiamato tu”.

Napolitano, che ne capisce di calcio, ha detto “se non veniva confermato Prandelli avrei protestato!”, bella uscita, da cabaret. Dopo Grillo, a fare il comico politico ci si è messo pure Napolitano.

Il Governo sta per diminuire la spesa pubblica: lo farà cominciando a togliere posti di lavoro: magnifico, non speravamo di meglio. I Sindacati protesteranno! Certo, li stiamo aspettando.

Di Grillo salvo molte idee, alcune geniali. Per esempio il Vaffa: mai fu condensato così bene il desiderio di una buona Italia. Pari al Vaffa di Grillo c’è solo il “nun te regghe più” della buonanima di Rino Gaetano. Che la rivolta degli oppressi debba partire da una parolaccia e una canzone non si era mai visto, ma i tempi cambiano, e quindi: Vaffa, Vaffa e Vaffa

Napolità/Nun te regghe più

Cesareprandè/Nun te regghe più

Mariomò/Nun te regghe più

Ta ta tarattatatta taratattatta ta taratattatta

 

Mar, 03/07/2012 - 10:30
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