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Editoriale Italia

La mafia politica e la politica mafiosa

di Michele Finizio

La mafia politica e la politica mafiosa

“La 'ndrangheta è diventata classe dirigente”. E’ quanto afferma il procuratore capo di Catanzaro, Nicola Gratteri, in un’intervista con Riccardo Iacona.

Gratteri, racconta dell'ingresso massiccio della 'ndrangheta dentro la massoneria. “La 'ndrangheta ha potuto fare il grande salto di qualità perché è in contatto con medici, ingegneri, avvocati, professionisti. In alcune logge massoniche deviate c'erano tre incappucciati e tra questi, ci dice un collaboratore di giustizia, anche dei magistrati. Questo grande salto di qualità ha consentito alla 'ndrangheta di entrare nella stanza dei bottoni, l'obiettivo non è più solo vincere l'appalto ma indicare se l'opera deve essere costruita e dove deve essere costruita. La politica è debole e così la 'ndrangheta è diventata classe dirigente”. Non ho dubbi sulla fondatezza delle dichiarazioni del procuratore Gratteri. Un magistrato competente, coraggioso, escluso dalla possibile nomina a ministro di Grazia e Giustizia nel governo Renzi, perché libero da condizionamenti politici, un uomo “difficilmente gestibile”.

E’ vero, la politica è debole ma quale politica?Quella autentica, quella che vorrebbe ricostruire il Paese su basi democratiche e di giustizia sociale? Sì, quella Politica, è in grave difficoltà, non riesce a fronteggiare l’esercito, più o meno occulto, assemblato dalle mafie. Questo grazie ad ampi settori della (mala) politica che, al contrario, nell’incrocio di interessi con le mafie, è diventata più forte. Abbiamo dunque, un serio problema democratico e sociale. Esiste una politica indebolita dai poteri massonici e mafiosi e una politica rafforzata dagli stessi poteri. In alcune zone del Paese, il controllo del territorio è affidato direttamente alle mafie, mentre in altre zone il controllo è nelle mani di cosiddetti rappresentanti del popolo. Una strategia raffinata che punta sulla difficoltà di distinguere tra buone e cattive istituzioni. Non sai più se quel magistrato è un massone o un leale servitore dello Stato e di quale pezzo di Stato, non sai più se quel politico è un mafioso e se quel mafioso è un politico.

Il circolo vizioso del consenso. A che cosa serve oggi il consenso politico o, meglio, elettorale? Serve al potere. Il “popolo”, paradossalmente, suo malgrado, e non sempre suo malgrado, fa da copertura al malaffare. Più consenso significa più potere a quella politica che è diventata forte grazie all’alleanza strategica con le mafie.  Prendi la Basilicata o la Calabria, o una qualsiasi zona del Paese dove il disagio economico e civile prevale su ogni altro aspetto della vita. Dove la “mafiosità”, come terreno di cultura fertile per le mafie, è radicata. Qui esistono nicchie di grande ricchezza e ampi strati di povertà. Qui esistono vaste aree di analfabetismo funzionale, di povertà educativa, di miseria civile. Esistono nicchie di opinione pubblica critica e una vasta fasca di popolazione incapace di capire una frase complessa. Siamo in presenza di una base di consenso molto squalificata che a sua volta esprime classi dirigenti mediocri che a loro volta, per mediocre virtù, ingrossano le file dell’esercito del malaffare. Funzionari corrotti, politici senza scrupoli, imprenditori al servizio dell’economia illegale, banchieri e professionisti dell’evasione fiscale e del riciclaggio. Tutti insieme appassionatamente nei circoli massonici, o nei retrobottega delle istituzioni.

Che fare? Mi permetto di dare alcuni titoli.Se avessimo un’opinione pubblica critica, consapevole e capace di discernere (scusate la semplificazione) tra “i buoni e i cattivi”, molte cose potrebbero cambiare. Dunque, la scuola, l’istruzione, la cultura. Un massiccio investimento di lungo periodo per qualificare la base di consenso, per elevare le capacità di cittadinanza delle persone e dei loro luoghi di confronto. Dunque, le bambine e i bambini, per contrastare la povertà e la povertà educativa dei futuri cittadini e dei loro territori di vita. Dunque l’informazione, il buon giornalismo, la Politica, la buona politica, e l’economia, la buona economia. Non è auspicabile un ritorno alle vecchie ideologie, ma è forse necessario un secolo di rinnovati idealismi capaci di contrastare e sconfiggere lo strapotere del malaffare a tutti i livelli. Io voglio scrivere che la mafia è una montagna di merda! Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!”.Così scriveva il giornalista Peppino Impastato prima di morire sotto i colpi della mafia. Ecco, il rischio che oggi corriamo tutti è di non accorgerci più di niente.

Lun, 09/01/2017 - 15:49
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